Dedicato all’estate

Bene, ecco un brano tratto da “PAne  nero ed altre novelle rusticane” di Giovanni Verga per celebrare questo mese di luglio caldo ed afoso.

Malaria

E’ vi par di toccarla con le mani – come dalla terra grassa che fumi, là, dappertutto, torno torno alle montagne che la chiudono, da Agnone al Mongibello incappucciato di neve – stagnante nella pianura, a guisa dell’afa pesante di luglio. Vi nasce e vi muore il sole di brace, e la luna smorta, e la Puddara, che sembra navigare in un mare che svapori, e gli uccelli e le margherite bianche della primavera, e l’estate arsa , e vi passano in lunghe file nere le anitre del nuvolo dell’autunno, e il fiume che luccica quasi fosse di metallo, fra le righe e abbandonate, , bianche, slabbrate, sparse di ciottoli; e in fondo il lago di Lentini, come uno stagno, colle sponde piatte, senza una barca, senza un albero sulla riva, liscio ed immobile.

Ed ancora. dalla medesima novella: “- O sulla sponda del lago, colla frasca decrepita dell’osteria appesa all’uscio, le grandi stanzucce vuote, e l’oste che sonnecchia accoccolato sul limitare, colla testa stretta nel fazzoletto, spiando ad ogni svegliarsi, nella campagna deserta, se arriva un passeggiero assetato.”

 

Chiaramente emerge, dagli esempi sovrariportati, la bellezza del “verismo” di Verga e la sua capacità di descrivere icasticamente i paesaggi siciliani a cui si riferisce.

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