Specchio, specchio delle mie brame….

Vi chiederete senz’altro perchè citiamo la fiaba di “Biancaneve ed i sette nani” che i fratelli Grimm vollero lasciare scritta, insieme a molte altre, dopo aver raccolto la tradizione orale che le aveva diffuse in Germania. Semplicemente, valutiamo insieme che impressioni suscitò in Quasimodo questa suppellettile in apparenza prettamente femminile. Dedichiamo la lettura di questa poesia alla primavera appena sbocciata.

 

“Specchio”

Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul declivio.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.

Ora tentiamo di analizzare questo testo poetico, molto semplice da comprendere: secondo noi il poeta descrive le proprie riminiscenze riguardanti l’infanzia trascorsa in Sicilia. Non dimentichiamo, infatti, che essa è generalmente verdissima in primavera. Il linguaggio ci sembra diretto e chiaro, forse il tema può essere definito “provinciale” (Macrì)  ma senz’altro naturalistico. E’ opportuno accennare qui all’antropocentrismo di Quasimodo. Significa che egli scrive poesia in prima persona, il proprio “io” è ciò che detta le parole per esprimere i sentimenti del poeta. Nella raccolta “Acque e terre” da cui la poesia è stata tratta, notiamo che c’è il tema lirico di effusione dell'”io” privato di Quasimodo di fronte al mondo (Finzi). Senz’altro il nostro poeta conosce Ungaretti, Montale e, soprattutto, D’Annunzio, Pascoli ed i Crepuscolari.

Dovete sapere che la raccolta “Acque e terre” ebbe due edizioni: nella seconda il poeta scartò ventidue componimenti per far sì che i rimanenti si allineassero poi con la raccolta successiva “Oboe sommerso”.

 

Eccone uno che non ricompare nella seconda edizione:

“Fonte”

Bianca la fonte che in brevi volute

– ha appena il respiro dell’erba che nasce –

si slarga nell’acque che blanda riluce.

 

Io scavo la strada nel sole,

arrivo e mi perdo nell’ombra più chiusa.

 

Perchè Quasimodo scelse di non ricomprendere questo brano nella raccolta riveduta e corretta di “Acque e terre”? Il poeta volle eliminare i componimenti che cantavano dati esterni realistici con tono narrativo o elegiaco. La realtà cantata, da un certo momento in poi, nei suoi componimenti, deve essere solo quella intima  e privata.

 

Ecco un altro brano non più ripubblicato nella raccolta “Acque e terre” del 1930:

CICALE

Canuto di polvere, il rovo di siepe,

rosseggia di bacche e di more,

cicale nei fossi di stoppie e di pule,

sui tronchi dei pioppi mischiati in due file

sul greto del fiume:

farfalle, le foglie che brulicano al vento

ora grigie, ora vive di luce al riverbero.

 

Cicale, sorelle, nel sole

se vano come il vostro è il mio canto,

con voi mi nascondo nel folto dei pioppi

e aspetto le stelle,

e raccolgo il battito mite dell’acqua

che i ciottoli scava e dirozza;

dell’acqua che solo conosce il fiocco di neve

mutato in freschissima polla

e ignora la foce aperta in mobili curve di luce,

e ogni cosa di morte.

 

Luglio: brusio di bruchi, libellule a sciami

su gore già buie di novi girini,

m’addensi la voglia di morte che il cuore diciocca,

come se ancora baciassi una bocca,

la tua, mia prima sperduta

del tempo che pare una fiaba,

ed eri tu il lume polare

acceso, nel bosco, la notte.

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